Sensori di Pressione

sensori di pressione industriali

Tecnologie, classificazione e funzionamento dei sensori di pressione per applicazioni industriali

Introduzione

Un sensore di pressione è un dispositivo che converte una grandezza meccanica (la pressione di un fluido o di un gas) in un segnale elettrico misurabile, generalmente di bassa ampiezza.

Il sensore in senso stretto coincide con la parte sensibile dello strumento: la membrana, il diaframma o il cristallo che subisce una deformazione o una variazione di carica proporzionale alla pressione applicata.
Il segnale prodotto è grezzo e, in quanto tale, richiede un’elettronica di condizionamento per essere amplificato, linearizzato, compensato in temperatura e reso utilizzabile a livello di sistema.

I sensori di pressione sono componenti trasversali a numerosi comparti industriali: controllo di processo nei settori chimico, petrolchimico e farmaceutico; applicazioni di sicurezza in oleodinamica e pneumatica; monitoraggio in refrigerazione, HVAC, produzione energetica e test su banco.

L’espansione dei sistemi di automazione e dei protocolli digitali (HART, Profibus PA, IO-Link) ha esteso il loro impiego nei contesti in cui la pressione è una variabile di controllo o un indicatore di stato del processo.

Tecnologie dei sensori di pressione

La tecnologia della parte sensibile determina campo di misura, accuratezza, banda passante, robustezza meccanica e compatibilità con il fluido di processo.
Le quattro principali famiglie tecnologiche utilizzate nei sensori industriali sono i piezoresistivi, i capacitivi, gli strain gauge e i piezoelettrici.
Ognuna sfrutta un principio fisico diverso per trasformare la pressione in una variazione di una grandezza elettrica.

Sensori piezoresistivi

I sensori piezoresistivi sfruttano la variazione di resistività elettrica di un materiale semiconduttore (generalmente silicio drogato) sottoposto a deformazione meccanica. La parte sensibile è tipicamente un chip di silicio con resistori integrati in configurazione a ponte di Wheatstone, microlavorato per essere sottile in corrispondenza dell’area di misura. Quando la pressione deforma il diaframma di silicio, le resistenze variano e generano una tensione di sbilanciamento proporzionale alla pressione applicata.

Questa tecnologia, realizzata principalmente con processi MEMS (Micro-Electro-Mechanical Systems), copre un range esteso, da pochi millibar fino a oltre 1.000 bar, con accuratezze tipiche tra lo 0,1% e l’1% del valore di fondo scala. La sensibilità è elevata, ma il segnale è fortemente dipendente dalla temperatura: per questo i sensori piezoresistivi industriali integrano sempre una compensazione termica, in genere implementata nell’elettronica di condizionamento.

Sensori capacitivi

Nei sensori capacitivi la parte sensibile è costituita da due armature, una fissa e una mobile, separate da un dielettrico. L’armatura mobile è solidale a un diaframma che si deforma sotto pressione: la variazione di distanza tra le armature modifica la capacità del condensatore, misurata da un circuito oscillatore o da un convertitore capacità-frequenza.

I sensori capacitivi offrono prestazioni elevate nella misura di basse pressioni (anche pochi mbar) e nella misura di pressione differenziale, dove la simmetria costruttiva consente di rigettare efficacemente la pressione di modo comune. Sono caratterizzati da stabilità a lungo termine, bassa isteresi e buona linearità. Il limite principale è il costo, generalmente superiore a quello dei piezoresistivi a parità di range.

Sensori strain gauge (estensimetrici)

I sensori a estensimetro utilizzano resistori metallici a film sottile o a foglio incollati, o deposti per sputtering, su un diaframma metallico, in genere acciaio inox. La deformazione del diaframma provoca un allungamento o una compressione dei resistori, che variano di conseguenza la propria resistenza. Anche in questo caso si utilizza una configurazione a ponte di Wheatstone.

Rispetto ai piezoresistivi al silicio, gli strain gauge metallici offrono maggiore robustezza meccanica, miglior resistenza alla sovrapressione e una stabilità nel tempo superiore, a discapito di una sensibilità più bassa. Sono la scelta tipica per alte e altissime pressioni (fino a diverse migliaia di bar) e in applicazioni gravose: oleodinamica, idraulica industriale, test su pressioni di scoppio.

Sensori piezoelettrici

I sensori piezoelettrici sfruttano l’effetto piezoelettrico: alcuni materiali (principalmente quarzo e ceramiche come il titanato zirconato di piombo, PZT) generano una carica elettrica quando vengono sottoposti a sollecitazione meccanica. La carica è proporzionale alla forza applicata e, conoscendo l’area attiva, alla pressione.

La caratteristica distintiva di questa tecnologia è l’elevata banda passante, che consente di misurare fenomeni dinamici rapidi: pressioni di combustione, onde d’urto, transitori in condotti di alta pressione. Per contro, i sensori piezoelettrici non sono adatti alla misura di pressioni statiche: la carica generata si dissipa nel tempo attraverso l’impedenza di ingresso dell’elettronica di lettura, rendendo la misura affidabile solo per eventi transitori o segnali AC.

Confronto tra le tecnologie

Tecnologia Principio fisico Range tipico Accuratezza tipica Pressione statica Banda dinamica Applicazioni elettive
Piezoresistivo (Si MEMS) Variazione di resistività in silicio drogato 10 mbar – 1.000 bar 0,1% – 1% FS Bassa-media Processo industriale, HVAC, automotive
Capacitivo Variazione di capacità tra armature 1 mbar – 400 bar 0,05% – 0,25% FS Bassa Basse pressioni, differenziale, processo
Strain gauge metallico Deformazione di resistori metallici 0,5 bar – 10.000 bar 0,1% – 0,5% FS Bassa-media Oleodinamica, alte pressioni, test di scoppio
Piezoelettrico Generazione di carica in cristalli/ceramiche 0,1 bar – 10.000 bar 0,5% – 2% FS No Alta (kHz – MHz) Pressioni dinamiche, combustione, urti

Classificazione dei sensori di pressione per tipo di misura

Oltre alla tecnologia costruttiva della parte sensibile, i sensori di pressione si classificano in base al riferimento rispetto al quale viene effettuata la misura.
Questa distinzione è indipendente dalla tecnologia: un sensore piezoresistivo, capacitivo o estensimetrico può essere realizzato in versione assoluta, relativa o differenziale a seconda di come è costruita la cavità di riferimento del diaframma.

Il tipo di misura va scelto in base all’applicazione, perché determina quale grandezza il sensore è fisicamente in grado di misurare. Un sensore relativo non può sostituire un sensore assoluto, e viceversa: è una scelta a monte di tutte le altre.

Sensori di pressione assoluta

I sensori di pressione assoluta misurano la pressione rispetto al vuoto assoluto (0 bar absolute), indicato come 0 bar a. La cavità di riferimento del diaframma è sigillata in vuoto durante la fabbricazione, in modo che la deformazione del diaframma dipenda esclusivamente dalla pressione applicata sull’altro lato.

Questa configurazione è necessaria quando la misura deve essere indipendente dalle variazioni della pressione atmosferica.

Applicazioni tipiche: barometria, misure su impianti in altitudine, camere a vuoto, controllo di processi di liofilizzazione e sterilizzazione, misure di pressione di vapore in caldaie.
In ambito strumentale, qualsiasi punto di misura in cui l’oscillazione barometrica (tipicamente ±30 mbar) introdurrebbe un errore non tollerabile richiede un sensore assoluto.

Sensori di pressione relativa

I sensori di pressione relativa, anche detti gauge (indicati come bar g), misurano la pressione rispetto alla pressione atmosferica locale. La cavità di riferimento del diaframma è messa in comunicazione con l’atmosfera attraverso un foro di ventilazione o, nei modelli industriali, un tubicino di compensazione che corre lungo il cavo elettrico (vent tube).

I sensori relativi sono di gran lunga i più diffusi nell’industria di processo, oleodinamica, pneumatica, HVAC e refrigerazione: ciò che interessa è la sovrapressione rispetto all’ambiente, non il valore assoluto.

La presenza del vent tube richiede attenzione progettuale: in ambienti umidi o aggressivi, l’umidità che entra dal lato atmosferico può condensare nella cavità di riferimento e compromettere la misura.
Per questo i sensori relativi industriali integrano filtri Gore-Tex o membrane idrorepellenti sull’ingresso del vent.

Sensori di pressione differenziale

I sensori di pressione differenziale (indicati come bar d o ΔP) misurano la differenza tra due pressioni applicate ai due lati del diaframma. Non hanno un riferimento atmosferico né un riferimento al vuoto: entrambi i lati sono porte di processo attive.

La costruzione tipica prevede un diaframma di misura interposto tra due camere, ciascuna collegata a una linea di processo (high side e low side): la deformazione del diaframma è proporzionale alla differenza tra le due pressioni.

Una caratteristica importante è la pressione statica massima tollerabile (static line pressure o working pressure), che può essere molto superiore al campo di misura differenziale. Un sensore con span 0-500 mbar, ad esempio, può tipicamente lavorare su linee a 100, 250 o 420 bar di pressione statica mantenendo l’accuratezza sul ΔP. Questo è il motivo per cui i sensori differenziali sono usati per misurare portata e livello anche su linee ad alta pressione.

Le applicazioni elettive sono la misura di portata tramite elementi deprimogeni (orifici tarati, tubi di Venturi, tubi di Pitot), la misura di livello in serbatoi pressurizzati o sigillati, il monitoraggio del grado di intasamento di filtri e separatori, le perdite di carico attraverso scambiatori di calore e il bilanciamento di linee in sistemi HVAC.

Confronto tra i tipi di misura

Tipo Riferimento Notazione Range tipici Applicazioni elettive
Assoluta Vuoto assoluto (0 bar a) bar a 0 – 100 bar a Barometria, vuoto, liofilizzazione, vapore
Relativa (gauge) Pressione atmosferica locale bar g −1 – 1.000 bar g Processo, oleodinamica, HVAC, refrigerazione
Differenziale Differenza tra due pressioni di processo bar d / ΔP 1 mbar – 40 bar (con statica fino a 420 bar) Portata, livello, filtri, scambiatori

Trasmettitori e trasduttori di pressione

Trasmettitori e trasduttori di pressione progettati per garantire letture stabili anche in presenza di vibrazioni, variazioni termiche o fluidi impegnativi

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Funzionamento del sensore di pressione

Il principio di funzionamento di un sensore di pressione, indipendentemente dalla tecnologia adottata, segue uno schema a tre stadi: trasduzione meccanica della pressione in una grandezza intermedia (deformazione, spostamento, carica), conversione di quella grandezza in una variazione di proprietà elettrica (resistenza, capacità, tensione di carica), e rilevazione della variazione elettrica attraverso un circuito di lettura.
Le differenze tra tecnologie risiedono nei materiali e nel meccanismo della trasduzione, ma la catena funzionale è la stessa.

Nella maggior parte dei sensori industriali, l’elemento di trasduzione è un diaframma: una membrana sottile vincolata sul bordo che, in risposta alla pressione, assume una forma a calotta. La deflessione massima al centro del diaframma è proporzionale alla pressione applicata, attraverso una relazione che dipende dal modulo elastico del materiale, dallo spessore e dal diametro. La progettazione del diaframma è il punto in cui si bilanciano sensibilità (diaframmi sottili) e resistenza meccanica (diaframmi spessi).

Perché il segnale è grezzo e va condizionato

Il segnale generato dalla parte sensibile è intrinsecamente debole e non utilizzabile direttamente da un PLC, da un sistema di acquisizione o da un’unità di controllo. Le ragioni sono quattro:

Ampiezza ridotta. Un ponte di Wheatstone piezoresistivo tipico fornisce in uscita poche decine di millivolt a fondo scala (un ordine di grandezza tipico è 10-100 mV/V di alimentazione). Un sensore capacitivo genera variazioni di capacità nell’ordine dei picofarad. Un sensore piezoelettrico produce cariche dell’ordine dei picocoulomb. In tutti i casi, livelli incompatibili con la quasi totalità degli ingressi analogici industriali, che lavorano in 4-20 mA o 0-10 V.

Non linearità residua. Anche nei sensori meglio progettati esiste una deviazione tra la curva pressione-segnale reale e una retta ideale. Questa non linearità viene compensata via firmware o hardware nell’elettronica di condizionamento.

Deriva termica. Le proprietà elettriche di silicio, metalli e materiali piezoelettrici dipendono dalla temperatura. Senza compensazione, un sensore può presentare derive dello zero e dello span di diversi punti percentuali su escursioni termiche industriali tipiche (−40 °C / +85 °C). L’elettronica di condizionamento applica una compensazione basata su un sensore di temperatura interno e su coefficienti memorizzati in calibrazione.

Sensibilità ai disturbi. Il segnale grezzo, di bassa ampiezza e ad alta impedenza, è esposto a captazioni elettromagnetiche e a interferenze. L’elettronica di condizionamento include filtraggio, alimentazione stabilizzata e, nei modelli a uscita in corrente 4-20 mA, una trasmissione che è di per sé immune ai disturbi sul cavo.

Il risultato del condizionamento è un segnale standardizzato: una corrente 4-20 mA, una tensione 0-10 V o 0-5 V, oppure un segnale digitale (HART sovrapposto a 4-20 mA, Profibus PA, Foundation Fieldbus, IO-Link). Questo segnale è ciò che effettivamente raggiunge il sistema di controllo. Quando si parla di “sensore di pressione” in un catalogo industriale, ciò che viene venduto è quasi sempre un trasduttore o un trasmettitore, cioè il sensore più la sua elettronica, in un unico contenitore.

Applicazioni professionali

Le applicazioni industriali dei sensori di pressione coprono quattro grandi categorie funzionali: monitoraggio di processo, sicurezza, test e controllo di apparecchiature.

Monitoraggio di processo. Nell’industria chimica, petrolchimica, farmaceutica e alimentare, la pressione è una variabile di processo controllata in modo continuo. Reattori, colonne di distillazione, autoclavi, fermentatori e impianti di sterilizzazione richiedono sensori certificati per ambienti potenzialmente esplosivi (ATEX, IECEx) e, in ambito food e pharma, esecuzioni igieniche con attacchi tri-clamp e diaframmi flush a contatto con il prodotto.

Sicurezza. Sistemi di protezione attiva (Safety Instrumented Systems, SIS) e funzioni di sicurezza (SIF) utilizzano trasmettitori di pressione certificati SIL 2 o SIL 3 secondo la IEC 61508. Le applicazioni includono lo sgancio di valvole di sicurezza, l’arresto di compressori, il rilevamento di sovrapressioni in serbatoi e linee, e il controllo di livello in serbatoi con sostanze pericolose.

Test e collaudo. In banchi di prova per componenti idraulici, pneumatici, motori a combustione interna e sistemi di iniezione, i sensori di pressione caratterizzano transitori, cicli di pressione e pressioni di scoppio. Le applicazioni dinamiche (combustione interna, balistica, urti) richiedono sensori piezoelettrici con bande passanti fino al MHz.

Controllo di apparecchiature. In oleodinamica industriale, pneumatica, HVAC, refrigerazione e produzione energetica, i trasmettitori di pressione sono input standard per i sistemi di regolazione: controllo di pompe a velocità variabile, regolazione di compressori e ventilatori, gestione di circuiti idraulici, supervisione di scambiatori e filtri. La selezione del sensore avviene su criteri di range, accuratezza, tipo di attacco al processo, materiali a contatto con il fluido e protocollo di comunicazione.

Differenza tra sensore e trasduttore di pressione

Il termine sensore e il termine trasduttore vengono spesso usati come sinonimi, ma in ambito metrologico identificano due cose distinte. Il sensore è la parte sensibile, ovvero l’elemento fisico che converte la pressione in un segnale elettrico grezzo (chip piezoresistivo, cella capacitiva, ponte estensimetrico, cristallo piezoelettrico). Il trasduttore è il dispositivo completo: include il sensore e l’elettronica di condizionamento che produce un segnale standardizzato.

La distinzione ha conseguenze pratiche nella selezione del componente. Un sensore “nudo” (raw sensor o sensor element) viene utilizzato da OEM che integrano l’elettronica di condizionamento nei propri sistemi: produttori di apparecchiature elettromedicali, automotive, white goods, dove l’integrazione consente di ottimizzare costi e ingombri. Un trasduttore (o trasmettitore, termine usato in ambito processo quando l’uscita è 4-20 mA) è il prodotto destinato all’utilizzatore finale che lo collega direttamente al sistema di controllo.

La differenza tra trasduttore e trasmettitore è più sottile e parzialmente legata a convenzioni di mercato: nella terminologia industriale di processo, il trasmettitore è il trasduttore con uscita 4-20 mA (o digitale) certificato per ambienti industriali, con custodia robusta e protezione ATEX dove richiesto. In molti cataloghi e in molta letteratura tecnica i due termini sono usati in modo intercambiabile.

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Limiti dei sensori standalone

Un sensore di pressione standalone (cioè senza elettronica integrata) presenta una serie di limiti operativi che ne restringono l’utilizzo a contesti in cui l’integrazione elettronica avviene a valle, tipicamente all’interno di apparecchiature OEM.

Segnale debole e non standardizzato. Come visto, le uscite tipiche sono nell’ordine dei millivolt o dei picofarad. Non sono compatibili con ingressi standard di PLC, DCS o data logger industriali, che richiedono sempre segnali 4-20 mA, 0-10 V o digitali.

Necessità di alimentazione e amplificazione esterne. Un sensore richiede una sorgente di tensione stabilizzata di precisione (per i ponti resistivi), un’elettronica di amplificazione, un convertitore di impedenza (per i piezoelettrici, che richiedono amplificatori di carica), un sensore di temperatura per la compensazione e una sezione di linearizzazione. Tutta questa elettronica, se non integrata nel sensore, deve essere progettata e qualificata dall’utilizzatore.

Sensibilità a disturbi e cablaggio. Trasportare un segnale debole su un cavo industriale espone a rumore EMI, accoppiamenti capacitivi e cadute di tensione lungo il conduttore. Per i sensori piezoelettrici, la capacità del cavo entra direttamente nel guadagno del sistema, rendendo critica la lunghezza e il tipo di cavo (cavi a basso rumore, low-noise cable).

Taratura non univoca. Un sensore standalone esce dal produttore con parametri caratteristici (sensibilità nominale, offset, coefficienti termici), ma la taratura del sistema completo deve essere effettuata dopo l’integrazione con l’elettronica di condizionamento. Questo richiede competenze metrologiche e attrezzature di calibrazione che non sempre sono disponibili presso l’utilizzatore finale.

Nella pratica industriale, l’utilizzatore finale acquista quasi sempre trasduttori o trasmettitori completi: il sensore puro è un prodotto rivolto a OEM e a integratori, mentre l’utente di processo, di laboratorio o di banco prova si interfaccia con un componente che gestisce internamente tutte le criticità sopra descritte.

Specifiche tecniche da valutare

La selezione di un sensore (o trasduttore) di pressione si basa su un insieme di specifiche metrologiche, costruttive e applicative. Di seguito i parametri da valutare in fase di confronto tra modelli e di verifica di idoneità all’applicazione.

Campo di misura (range) e fondo scala

Il campo di misura è l’intervallo di pressione entro il quale il sensore opera secondo specifica. Il fondo scala (Full Scale, FS) è il valore massimo del campo. La regola operativa è dimensionare il sensore in modo che la pressione di lavoro nominale si collochi tra il 25% e il 75% del fondo scala: sotto il 25% l’errore relativo cresce, sopra il 75% si perde margine rispetto alla sovrapressione e alle eventuali punte di processo.

Accuratezza e termini correlati

L’accuratezza indica la massima deviazione tra il valore misurato e il valore vero, ed è generalmente espressa in percentuale del fondo scala (% FS) o, più raramente, in percentuale del valore letto (% RD). Va distinta da specifiche correlate ma diverse: la linearità, l’isteresi e la ripetibilità, che spesso vengono combinate in un unico parametro chiamato BFSL accuracy (Best Fit Straight Line) o typical accuracy. Per applicazioni metrologiche critiche, è importante leggere se la specifica include o esclude gli effetti di temperatura sullo zero e sullo span (zero shift, span shift): un sensore con accuratezza 0,1% FS a temperatura di riferimento può degradare sensibilmente sul campo di temperatura operativo.

Sensibilità e linearità

La sensibilità è il rapporto tra la variazione del segnale di uscita e la variazione di pressione applicata. Per un ponte resistivo è tipicamente espressa in mV/V/bar, per un piezoelettrico in pC/bar. La linearità esprime quanto la curva pressione-uscita si discosta da una retta ideale; valori tipici per sensori industriali sono nell’ordine di 0,1-0,5% FS.

Sovrapressione (overpressure) e pressione di scoppio

La sovrapressione (overpressure o proof pressure) è la pressione massima che il sensore può sopportare senza degradare le proprie caratteristiche metrologiche, tipicamente espressa come multiplo del fondo scala (es. 2x, 3x FS). La pressione di scoppio (burst pressure) è la pressione che provoca il danneggiamento meccanico del diaframma, con possibile fuoriuscita del fluido di processo: è un dato di sicurezza, non metrologico, e va sempre confrontato con la massima pressione di guasto attesa nell’impianto.

Condizioni ambientali e materiali

La temperatura di processo (lato fluido) e la temperatura ambiente (lato elettronica) sono spesso specificate separatamente. Vanno verificati anche il grado di protezione IP, le certificazioni (ATEX, IECEx, EAC, FM, CSA per ambienti esplosivi; SIL per applicazioni di sicurezza; 3-A o EHEDG per applicazioni igieniche), e i materiali a contatto con il fluido (in genere acciai inox AISI 316L, Hastelloy, Tantalio, leghe speciali per applicazioni corrosive).

Segnale di uscita e protocolli di comunicazione

Le uscite più diffuse sono il 4-20 mA a due fili (standard industriale per ambienti rumorosi e cavi lunghi), il 0-10 V (per applicazioni di automazione macchine a distanze brevi), e i protocolli digitali HART (sovrapposto a 4-20 mA, per diagnostica e configurazione remota), Profibus PA, Foundation Fieldbus e, in ambito factory automation, IO-Link.
La scelta del protocollo dipende dall’architettura del sistema di controllo e dalla necessità di diagnostica remota.

Conclusione

La selezione di un sensore di pressione non si esaurisce nella scelta della tecnologia o del range. Richiede la valutazione congiunta di tipo di misura (assoluta, relativa, differenziale), tecnologia della parte sensibile (in funzione di campo di pressione, accuratezza richiesta e dinamica), specifiche metrologiche (accuratezza nominale, deriva termica, sovrapressione, linearità), condizioni di processo (temperatura, fluido, attacco meccanico, certificazioni) e integrazione di sistema (segnale di uscita, protocollo di comunicazione, alimentazione).

Un sensore correttamente specificato lavora a fondo scala in un punto medio del proprio range, con margine adeguato verso la sovrapressione, materiali compatibili con il fluido di processo, certificazioni coerenti con l’area di installazione e segnale di uscita compatibile con il sistema di controllo.

L’errore più comune in fase di selezione è il sovradimensionamento del range, che degrada l’accuratezza effettiva del punto di misura. Il secondo è l’omissione delle condizioni di temperatura reali, che possono portare a derive sostanzialmente superiori all’accuratezza nominale dichiarata in catalogo.

FAQ

Sono dispositivi che convertono la pressione di un fluido o di un gas in un segnale elettrico misurabile. Coincidono con la parte sensibile dello strumento. Trattazione estesa nell’introduzione e nelle sezioni sulle tecnologie.

La pressione deforma un elemento sensibile che varia una proprietà elettrica (resistenza, capacità, carica); la variazione viene rilevata e convertita in segnale. Trattazione estesa nella sezione funzionamento del sensore.

Per tecnologia: piezoresistivi, capacitivi, strain gauge, piezoelettrici. Per tipo di misura: assoluti, relativi, differenziali. Approfondimento nelle sezioni tecnologie e classificazione.

Misurare e controllare la pressione in applicazioni di processo, sicurezza, test e controllo di apparecchiature industriali. Vedi applicazioni professionali.

Su due assi: tecnologia costruttiva della parte sensibile e tipo di misura rispetto al riferimento (assoluta, relativa, differenziale). Dettaglio in classificazione per tipo di misura.

Sensori che misurano rispetto al vuoto assoluto (0 bar a). Cavità di riferimento sigillata in vuoto. Vedi sensori di pressione assoluta.

Sensori che misurano rispetto alla pressione atmosferica locale, attraverso un vent tube di compensazione. Vedi sensori di pressione relativa.

Sensori che misurano la differenza tra due pressioni di processo applicate ai lati del diaframma. Vedi sensori di pressione differenziale.

Le due pressioni vengono applicate ai due lati di un diaframma; la deformazione è proporzionale al ΔP. La costruzione simmetrica rigetta la pressione statica di modo comune. Dettaglio in sensori di pressione differenziale.

Sensori basati sulla generazione di carica in quarzo o ceramiche PZT sotto sollecitazione meccanica. Adatti a pressioni dinamiche, non a pressioni statiche. Vedi sensori piezoelettrici.

Misurano la variazione di resistività di un chip di silicio MEMS in configurazione a ponte di Wheatstone, deformato dalla pressione. Vedi sensori piezoresistivi.

In condizioni nominali, indicativamente 5-15 anni. La vita utile dipende da tecnologia, cicli di pressione, temperatura, fluido di processo e vibrazioni. Sovrapressioni ripetute e fluidi corrosivi sono i fattori più riducenti.

Il sensore è la parte sensibile che produce un segnale grezzo; il trasduttore include il sensore e l’elettronica di condizionamento che genera un segnale standardizzato (4-20 mA, 0-10 V, digitale). Vedi differenza tra sensore e trasduttore.